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Riflessioni

Rebus estrema destra: sicuramente un cambio di scenari.

I movimenti di estrema destra in Italia si trovano di fronte ad un ridimensionamento e ad una nuova evoluzione a causa dei recenti cambi di scenario. Da un lato c’è Forza Nuova, il  cui leader Fiore sembra  progressivamente perdere consensi e militanti: una crisi cominciata da circa un mese con i primi dissensi all’interno di Forza Nuova Emilia Romagna dove molti attivisti romagnoli hanno abbandonato “la struttura politica guidata da Roberto Fiore” in moltissime città. Fiore è tacciato di incoerenza ed incapacità di guidare il popolo verso una rivoluzione nazionale di destra.  Anche le sezioni toscane di Forza Nuova sembrano prendere le distanze dalla segreteria nazionale giudicando l’attuale Forza Nuova “uno strumento non più adatto al perseguimento di quegli obiettivi per cui era stata fondata e, per questo motivo, ci riteniamo liberi di fare le scelte che giudicheremo più adatte per continuare a dare il nostro contributo per la ricostruzione nazionale”.

Pochi giorni dopo alcuni dissidenti del gruppo nazionalista hanno dato vita  alla nuova organizzazione “La Rete” che riprende in larga parte tutti i “valori” dell’ex gruppo di appartenenza. Nel frattempo FN è morta? Non sembrerebbe, o per lo meno non ancora: barcolla sotto il peso del crollo di consensi interni  e delle critiche a Fiore e ne esce decisamente indebolita.

Dall’altra parte c’è la “patata bollente” Casapound: una spina nel fianco che i sindaci romani si trovano a gestire da troppo tempo, tra minacce di bagni di sangue e abusivismo edilizio, fino a  giungere a qualche giorno fa quando Virginia Raggi ha  finalmente disposto il sequestro dello stabile occupato abusivamente  da 17 anni a via Napoleone invocando il ritorno alla legalità.

Le accuse rivolte a Casapound sono d’incitamento all’odio razziale, ma la questione appare  molto più complessa, lo stabile ospitava famiglie (solo italiane, ndr) senza pagare alcuna bolletta da quasi un ventennio. Dure le parole di Di Stefano che nega sulla testata “Il Primato Nazionale” l’esistenza della richiesta di  sgombro e accusa la Raggi di “voler portare a casa qualche punto per la campagna elettorale”.

Un brutto colpo per CPI che si era addirittura presentata alle elezioni nazionali del 4 marzo 2018 registrando risultati scadenti (0,33%) e che aveva cercato di strizzare l’occhio a partiti di centrodestra che avevano registrato alle ultime elezioni buoni risultati. Ma la sperata attenzione  dei partiti  di destra   non è mai arrivata davvero:  rapporti altalenanti e litigiosi proprio  a causa  dello stabile occupato a Via Napoleone III e dell’atteggiamento  oltranzista di molti appartenenti a  CPI.

Le recenti vicende sembrano annunciare un periodo di crisi delle due organizzazioni neofasciste più radicate nel paese: è giusto ritenere il neofascismo ormai acefalo e morente? Assolutamente no.

Il neofascismo si sta al contrario riorganizzando e Casapound e Forza Nuova fino a prova contraria non sono ne’ illegali ne’ morte, il mondo cambia e con esso cambiano anche i modi di agire della politica,  fenomeni politicamente più giovani  si affacciano nel panorama nazionale  come i gilet arancioni che in questi giorni hanno organizzato una manifestazione milanese.

E’ un movimento politico nato  circa un anno fa dall’unione di diversi movimenti che  si ispira alle proteste dei gilet gialli che hanno scosso la Francia di Macron. I gilet arancioni italiani hanno organizzato proteste  chiaramente connotabili come di estrema  destra e che  al contempo strizzano l’occhio a tematiche di grande impatto sociale (no-vax, No 5G, teorie del complotto) capaci di attrarre  un maggior numeri di  simpatizzanti.

Alle elezioni europee,  i gilet arancioni italiani  avevano tentato di presentare una propria lista  ma + nonostante la presentazione del simbolo  la lista è stata bocciata per l’ assenza del numero di firme necessarie alla presentazione stessa.

I Gilet condividono buona parte  delle tematiche  con gli altri gruppi di estrema destra: il superamento della politica nazionale attuale, l’uscita dall’Euro, il ritorno alla sovranità nazionale e l’espulsione degli immigrati irregolari sono le battaglie  annunciate. A queste posizioni si aggiungono anche altre visioni come quelle no-vax, complottiste e negazioniste verso la  COVID-19 .

Molti ex esponenti dei movimenti ora in crisi potrebbero trovarsi ad ingrossare le fila di questo nuovo fenomeno che viene deriso e sottovalutato  da più parti : una moda passeggera o  un fenomeno che si imporrà?

 Un’attenzione va posta inoltre  alla possibilità che elementi della estrema destra possano puntare sull’entrismo, pratica che con la “Seconda Repubblica ha visto confluire ex missini ed AN in coalizioni di governo, e cercare di promuovere  una “rivoluzione dall’interno” in partiti politici già posizionati a destra.  

Lega e FdI già in passato hanno accolto tra le loro fila personaggi dalle idee estremiste, o ne hanno sostenuto candidature, dall’esterno, in liste civiche.  

Sta di fatto che l’estrema destra è ancora viva e rischia di cambiare nome ma non contenuti, arricchendosi anzi di nuove tematiche e di consensi nella schiera dei delusi da una politica che non li rappresenta.

Autore

  • Francesco Fatone è un attivista del Comitato per Villa Giaquinto di Caserta, laureato in Scienze Politiche.

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