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Riflessioni Scenari

Montare le differenze per smontare l’uguale

Queste brevi considerazioni sparse sono il prodotto di colui che appare come un Désengagé agli occhi degli agenti della reificazione. Dalla parola Désengagé si vuole isolare anche il significato di “Disattivato”.

Viviamo un momento assai singolare nell’epoca capitalistica: la macroscopica e colossale industria dell’Entertainment è ferma o quantomeno non gira ai soliti Règìmi. 

Tempo questo molto prezioso, non va sprecato.

Le Unità Basilari, Cellulari, della fondamentale attività politico-economica proiettano da qualche giorno immagini di rivolta.

L’intenzione dietro queste parole è quella di evitare che la visualizzazione di queste immagini si esaurisca nel movimento -SU-GIU’-, nel culture zapping prescritto dal macchinario. Gesto questo dello scorrere che è inerente alla società della comunicazione di massa; chi non ha visto voltare pagina, cambiare canale con dita unte durante la masticazione?

E’ necessario dunque accostare le lacunose immagini per desiderare di montarle; produrre grido e parola.

La Tecnica e i mezzi tecnici sono un destino solo per coloro che prendono parte, nella loro passività patica, alla tessitura dell’Ideologia-Tutta, l’ideologia dell’Uno.

Bisogna quindi usare NON secondo le istruzioni dell’uso; abbandonando la sicurezza, rischiando l’errore.

Star Gazing di Hans Haacke. Un uomo bianco, con spalle e braccia rilassate, in una posizione di comfort, indossa volontariamente o involontariamente un cappuccio: la bandiera degli Stati Uniti, non tutta bensì l’angolo alto a sinistra, il quadrante delle stars. 

Azione questa di incappucciamento causata dalla cecità del mito e dalla vuotezza della retorica.

Alcune di queste stelle, per ora, non brillano facilmente come prima dato l’arresto parziale del fantasmagorico Entertainment.

Che volto c’è sotto il cappuccio? Nessun volto. L’assenza totale che viene colmata dalla presenza bulimica di miti, stars, merce immaginaria, selfies ecc.

Ebbene, se si vuole vedere uno dei volti, si può seguire il consiglio di W.J.T. Mitchell contenuto nel suo testo Cloning Terror, ovvero accostare all’immagine di Hans Haacke una foto chiamata Swastika Patriot proveniente dalla Army Criminal Investigation Division degli Stati Uniti, master disk delle fotografie di Abu Ghraib. (Da me qui goffamente fotografata con l’unità-basilare-cellulare di cui sopra. La foto non è disponibile in rete per quanto ne sappia; ho fotografato l’immagine contenuta nel testo di Mitchell a pg. 131)

Sullo sfondo dato dalla bandiera USA c’è un soldato con una svastica al centro degli occhi. Non mi soffermo su questa foto, desidero solo accostare queste due foto ad una differente immagine.

Si tratta del foto-montaggio di John Heartfield “Der Sinn Des Hitlergrusses” del 1932, dove si vede il vero senso del saluto del Führer. Campeggia il propagandistico “MILLIONEN STEHEN HINTER MIR! ” Mentre la mano del Führer, che riproduce un angolo retto, prende il finanziamento del capitale proveniente sopra di lui.

Intendo ora riportare una frase di Walter Benjamin appartenente alla Sesta Tesi di filosofia della storia contenuta nel testo “Sul concetto di storia”

“(…)Il dono di riattizzare nel passato la scintilla della speranza è presente solo in colui che è compenetrato dall’idea che neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere.” (corsivo mio)

Le stars a breve torneranno a brillare accolte da fedeli estatici di ritornare, di riprendere, di ricominciare, di ripartire, di tutti i RI- che da tre mesi circa sentiamo continuamente alla TV, prima, durante e dopo le pubblicità.

Sfruttiamo allora il buio, lo spazio di queste poche rare ore.

Luce ne getta sicuramente il fuoco della Minneapolis Police Station. 

Non essendo un giornalista non mi interessa mettere in-forma i fatti; stiamo sulle immagini.

La bandiera degli USA, le braccia e le spalle ritornano in una foto differente. Nel buio anche qui la luce è data dalle fiamme, proprio questo ci consente di vedere oltre il quadrante delle stars. Ci sono braccia e spalle di una figura che sta rifiutando la gabbia del suo corpo e rivoltando la sua bandiera.

C’est un geste du soulèvement.. (?)

Altre due immagini differenti.

Una è data da un dipinto di James Ensor “L’Intrigo”. Prendiamo l’interpretazione che ne dà Walter Benjamin in Esperienza e povertà,un testo del 1933, dato che questa ben si confà alla nostra attualità considerando ciò che hanno prodotto le agenzie di marketing e comunicazione in questi mesi di pandemia. “(…)Questi dipinti, non sono nient’altro che immagine dell’orrenda e caotica Renaissance, nella quale così tanti ripongono le loro speranze.”

Renaissance. Per finire dove? Nella stanza di Buñuel a stagnare nell’uguale.

Il desiderio è quello di guardare oltre; guardare di nuovo. Di nuovo. Nel senso di un nuovo. Magari quel radicalmente nuovo che si basa su comprensione e rinuncia, che ancora chiama Benjamin sempre nel testo del ’33.

Uno dei punti più luminosi nella costellazione filosofica dell’autore berlinese, l’attimo, la chance è da riconoscere nell’istante in cui balena. Il più prossimo accadere storico può portarci verso questo attimo. Vitale sarà riconoscerlo, pena una stagnazione mortale nell’uguale. Con una differenza però: una data di scadenza; 2050.

Autore

  • Alessio Pirolo studia filosofia presso l'università Federico II di Napoli.

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